Una nuova tendenza del settore B2B estende questa metodologia anche all’esterno delle mura aziendali con  i training dei dipendenti dei propri clienti che, per essere efficace nel sovraffollato mondo delle informazioni, ha bisogno di modalità sempre più impattanti ed incisive. Si parla quindi di eventi formativi  “infotainment” che cercano di raggiungere l’interlocutore facendo leva sull’ emozionalità con modalità ludiche  ed incisive. Sempre più aziende, infatti, investono cospicue risorse in questa direzione, favorendo lo sviluppo di questo approccio esperienziale che mette in stretta relazione la formazione aziendale con il marketing. Si può concludere, quindi, che l’esperienzialità entra a tuttotondo nel panorama formativo aziendale e, a supporto della sua efficacia, ecco una breve case history di un evento aziendale realizzato qualche tempo fa per una grande azienda. 

 

CASE HISTORY
Lo scorso anno, durante una convention aziendale, ho avuto il piacere di partecipare alla realizzazione di un brillante esempio di formazione esperienziale. Il target di riferimento era il top e middle management di un gruppo che recentemente aveva acquisito altre società internazionali. Obiettivo primario era dunque quello di enfatizzare l’importanza e la necessità  del lavorare insieme pur provenendo da contesti culturali e aziendali differenti, e imparare a far coesistere la “vecchia” mentalità della capogruppo con il bagaglio culturale delle “nuove “ acquisite. Considerato anche il back round dei partecipanti (quasi tutti ingegneri), è stata organizzata un’attività ludico formativa  che veicolasse questo messaggio in maniera incisiva e divertente, favorendo l’apprendimento in un clima disteso e collaborativo. I 150 partecipanti hanno avuto così il compito di realizzare una vera e propria città in scala, suddividendosi in gruppi di lavoro, ciascuno con un quartiere assegnato. Ogni sezione era inerente al concetto di Vecchio e di Nuovo: Vecchio come storicità, cultura e tradizioni; Nuovo come innovazioni, futuro e tecnologia. Quartiere universitario, centro storico, campo santo, zona industriale, aeroporto, sono solo alcuni dei quartieri realizzati. La cosa sorprendente è stato vedere come le squadre siano state in grado di collaborare non solo al loro interno, ma anche tra di loro,  per far sì che i singoli “pezzi” di città potessero essere alla fine assemblati, evitando ad esempio che una strada di un quartiere finisse nell’edificio di un altro! Il risultato finale è stato emozionante con l’ingresso di ciascun gruppo che posizionava e presentava il proprio quartiere, fin quando l’ultimo team non ha completato la città svelando il logo dell’azienda che “magicamente “ si evidenziava tra gli edifici.

Elisabetta d’Ajello



[1] Fonte Astra II-Monitor sugli Eventi