11 Febbraio 2008
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Chi viene da noi e ha la fortuna di imbattersi in un organizzatore bravo non ci molla più. Vorrei anche segnalare la molteplicità degli spazi polifunzione, che stanno moltiplicandosi e in molti casi affermandosi su quelli classici.
E non è la semplice imitazione delle location londinesi o parigine: no, è qualcosa in più, interpretato e realizzato “all’italiana”. Una volta tanto, nel senso buono.
Un’ipotesi predittiva
Nel breve termine è sempre difficile ipotizzare novità significative. Oltretutto l’ambiente “corporate” è di sua natura piuttosto ingessato.
Temo dunque che possa “tarpare le ali” ai responsabili meeting più in grado di dare la scossa. Comunque, il vero salto di qualità è dato dalla mentalità strategica.
E il corporate meeting planner, dal canto suo, dovrebbe saper “fiutare” la sensibilità dell’azienda verso questi temi, coinvolgendo il top management e le relazioni esterne nel suo lavoro, come già da tempo avviene oltreoceano. In questo senso, il progressivo affidamento dei meeting all’ufficio acquisti è negativo.
Capisco l’esigenza di contenere i costi, ma un’azienda che organizza i propri eventi badando esclusivamente al conto economico mostra di non capirne le potenzialità.
Sulla scorta di queste considerazioni direi che da qui a cinque anni si può prevedere:
1) La lenta e dolorosa uscita dal mercato di tutti gli organizzatori incapaci di strategia.
2) L’assestarsi dei budget su livelli medi, sufficienti però a produrre eventi memorabili e ben integrabili ad altri mezzi.
3) Il moltiplicarsi di eventi “bouquet”, adatti sia a reggere budget non eccelsi sia a coinvolgere pubblici sempre più mirati.

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