Ma perché c’è stata una evoluzione del gusto, un cambiamento di quello che si cerca, una necessità di rapporto differente.
Voi pensate che oggi un gruppo in visita in un centro storico accetti ancora la litania recitata da una guida svogliata? I partecipanti hanno magari già letto libri, spulciato pubblicazioni o visto bei documentari in televisione.
Non si accontentano della lezioncina, vogliono emozione e partecipazione.
E così il mestiere della guida è cambiato. E la guida deve cambiare modo di porsi.
Ma diamo un’occhiata anche a chi opera nei servizi di catering. A coloro che hanno la non piccola responsabilità di soddisfare le aspettative nutrizionali degli ospiti dei convegni o delle  manifestazioni analoghe.
Si sta notando un tragico appiattimento delle offerte gastronomiche. La fantasia la si trova solo nelle descrizioni dei piatti che vengono riportate sul menu. E mi sembra anzi che lì si esageri ( andiamo, “giardinetto di pennellate fresche dell’orto al vapore con gocce di antico nettare di bacco” per un contorno di verdure lessate condite con aceto, mi sembra veramente eccessivo).
Tranne qualcuno, come sempre, la gran maggioranza dei responsabili di catering  si presenta con proposte banali e ripetitive. Con la solita pappa. Si è scoperto che fa fino il risotto con lo champagne, e vai di risotto. Hanno trovato simpatico il riso nella forma di grana svuotata e alè tutti dentro il grana. Anche le pennette vivono i loro momenti di gloria, e così pure le crespelle.
Tutte cose ottime, per carità, ma, caspita, viviamo in una nazione che ha una tale varietà di proposte che proprio non ci dovrebbero essere problemi a cambiare ogni momento. Certo, bisogna tener conto dei grandi numeri, dei tempi di cottura, dei ritardi imprevisti, del gusto medio dei partecipanti, dell’andar sul sicuro, della velocità del servizio. E poi gli ingredienti, gira gira, sono sempre gli stessi.
Già ma anche le note sono sempre sette e a quel che mi risulta c’è ancora spazio per comporre canzoni e opere nuove.