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Tags PCO | eventi

Emma AruSiamo felici di poter proporre ai nostri lettori un contributo realizzato per Madeincongress.it dalla Dott.ssa Emma Aru, Presidente di Studio EGA e voce autorevole del settore congressuale italiano.

Si tratta di alcune brillanti valutazioni personali che illuminano lo stato dell'arte in cui versa il nostro settore e ne evidenziano in maniera chiara e diretta la strada per il rilancio definitivo.
Per i professionisti della meeting industry è necessario compiere un salto di qualità innanzitutto culturale, così da adeguarsi alle mutate condizioni del mercato e al nuovo ruolo che si richiede per restare competitivi.
Eccellenza deve diventare il fil rouge per un rinascimento del settore congressuale italiano e del sistema paese Italia.

Roma, 3 giugno 2008 

Nel 1° semestre del 2007 il sistema congressuale italiano ha ospitato più di 50 mila eventi (congressi, convention, meeting, riunioni, incontri) e 13,7 milioni di congressisti, realizzando complessivamente quasi 19 milioni di giornate di presenza congressuale nelle sale riunioni degli alberghi congressuali e delle altre strutture (centri congressi, residenze storiche, cinema e teatri, sale degli enti fieristici, centri polivalenti, sale aziendali, aule universitarie) in cui si sono svolti incontri, congressi, meeting, convention e riunioni in genere.
L’attività del comparto congressuale nel primo semestre 2007 si riassume in queste cifre:

  • Incontri 51.137;
  • Partecipanti 13.669.536;
  • Giornate di presenza congressuale 18.753.981.

Il risultato positivo è dovuto sia alla positiva evoluzione del ciclo economico, sia al miglior posizionamento dell’Italia sul mercato globale dei congressi (Fonte: Osservatorio Congressuale Italiano).
Nonostante questi dati positivi, lo scenario internazionale vede ancora, come in altri settori, una perdita di competitività del nostro paese in ragione di un’incapacità di sviluppare sinergie, di accumulare una massa critica in termini di strutture congressuali rispondenti agli standard di qualità globali, di commercializzazione, di promozione e di professionalità manageriali utili a supportare la sfida ormai globale dei prossimi anni.
Tali punti di debolezza – assenza di progetti di respiro internazionale, polverizzazione delle risorse, scarsa qualità d’assieme dei servizi offerti in virtù della crescente improvvisazione da parte di alcuni attori della filiera – divengono sempre più preoccupanti in un contesto connotato dalla minaccia di una crescente concorrenza internazionale ad opera sia di destinazioni da tempo ben più competitive dell’Italia (Spagna) che di nuove destinazioni emergenti (PAN Pacific, Emirati Arabi).
Un recupero di competitività italiana non può che essere fondato sull’ eccellenza dell’offerta congressuale.
Eccellenza che deve pervadere l’intero network, privato e pubblico, di offerta del territorio innescando, così, un circolo virtuoso tra eccellenza dell’offerta, valore del brand territoriale ed ulteriore sviluppo dell’eccellenza degli attori della filiera turistica.
Ciò richiede che l’intero sistema congressuale si muova verso un modello di competizione fondato sulle competenze distintive dei suoi attori, in quanto solo la concentrazione su di queste ultime potrà consentire il conseguimento di adeguati livelli di eccellenza in ciascuna componente del prodotto congressuale rispetto ai competitors internazionali.