Mercoledì 11 Giugno 2008 05:19
Non necessariamente una guerra, per quanto crudele e violenta, deve essere fatta con armi convenzionali.
Nei settori dell’economia per esempio le guerre si svolgono con altri mezzi quali le strategie, le scalate, le alleanze, le mosse coraggiose di battitori liberi.
Insomma una guerra è tale per gli effetti che determina e non per le modalità con cui avviene.
Se si accetta come valida questa considerazione allora non si può negare che in questo momento il settore degli eventi e congressi italiano sia attraversato dalla più violenta guerra che abbia mai conosciuto.
E per giunta si tratta di una guerra “civile” perché in seno alla sua stessa base.
Uno scontro atroce, crudelissimo, senza esclusioni di colpi che ha avuto origine con l’invasione del comparto da parte delle Agenzie di Comunicazione.
Per tutta risposta, i PCO storici, i “puri” della filiera congressuale hanno a loro volta alzato barricate difensive e cercato accordi per opporre una maggiore compattezza.
Quali saranno gli effetti principali di questa guerra?
Sicuramente l’effetto più evidente e che si determinerà nel breve periodo è la morte dei soggetti più deboli, dei soggetti isolati, dei soggetti che non hanno fatto strategie difensive.
Purtroppo i valori conteranno poco in questa fase, i principi ancora meno.
Successivamente invece, in tempi più lunghi si assisterà alla nascita di un nuovo soggetto, un nuovo attore della filiera, di cui si cominciano oggi a vedere i primi passi solo in una fase embrionale.
Sarà quel soggetto che potrà vantare competenze in comunicazione e competenze organizzative e logistiche. Competenze in ristorazione e competenze in servizi tecnologici. Competenze in allestimenti.
Dovrà personificare la sublimazione di quello che oggi è deputato a identità differenti.
In poche parole sarà la giusta compenetrazione di quelle realtà aziendali peculiari che oggi si stanno sfidando per salvaguardare la loro propria identità.
Quindi, questa guerra è del tutto inutile.
Il mercato ha già deciso!
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