11 Luglio 2008
Posted in
Notizie -
Approfondimenti
L’evento Arcelor Mittal, cui lei faceva cenno nell’introduzione, è stato significativo di questo modo di operare.Dato il prestigio dell’azienda cliente e dei partecipanti (le prime linee manageriali di tutte le sedi della multinazionale) abbiamo pensato di selezionare una location che alla bellezza dell’architettura e degli affreschi interni unisse l’esclusività di una prima apertura (il cortile di Palazzo Clerici non era mai stato aperto al banqueting prima di allora).
Le DMC italiane sono avvantaggiate in questo, perché operano nel Paese più bello del mondo, di cui possono attingere a piene mani le inesauribili risorse di arte e cultura.
Sul piano professionale ovviamente gioca un ruolo fondamentale l’estrazione turistica delle DMC, che provengono da un passato, peraltro ancora non troppo lontano, in cui il momento organizzativo prevaleva su quello strategico.
Ciò beninteso è positivo, perché l’approccio tecnico-turistico è indispensabile nel bagaglio di qualsiasi organizzatore e DMC, pena il non riuscire ad allestire neanche un cocktail, purché però lo si sappia ricondurre alla sua essenza strumentale.
Negli eventi, parallelamente alla precisione organizzativa, quanto è fondamentale riuscire a creare un coinvolgimento emotivo dei partecipanti?
È assolutamente basilare.
L’evento funziona solo se viene ricordato.
E per essere ricordato deve saper produrre, in tutti coloro che vi prendono parte, una reazione emotiva positiva.
La risorsa privilegiata per riuscirci è la spettacolarizzazione – cui si può arrivare anche con un’idea creativa, e non necessariamente con la tecnologia: durante la cena Arcelor Mittal abbiamo per esempio sorpreso i commensali con l’aria libiam ne lieti calici cantata dalla soprano non direttamente dal cortile bensì dal balcone della Sala del Tiepolo, al primo piano del palazzo: un’emozione autentica, le assicuro!

