Per concludere, in un ottica di internazionalizzazione del mercato eventi, dove sono le lacune dei professionisti italiani?
Confrontandosi per lavoro con aziende straniere, in cosa ha potuto riscontrare che  sono avanti rispetto a  noi?

 A mancare a tanti professionisti degli eventi in Italia è purtroppo quell’approccio strategico in cui ho identificato la “chiave” essenziale del mestiere. Ancora sono ancorati al loro passato di operatori turistici.
Va comunque detto che le aziende clienti sono spesso ingessate e hanno paura di “osare” con proposte di vera originalità.
Temo dunque che ci si trovi in una sorta di circolo vizioso, per uscire dal quale la prima mossa, forse, spetterebbe proprio alle aziende.
I corporate meeting planner dovrebbero spingere le imprese a maturare sensibilità verso la meeting & incentive industry, coinvolgendo il top management e le relazioni esterne nel loro lavoro, come già da tempo avviene oltreoceano.
Ho la sensazione che in molte imprese italiane l’event management non sia neppure riconosciuto come professione, e anche il progressivo affidamento dei meeting all’ufficio acquisti è un segno negativo. Capisco l’esigenza di contenere i costi, ma un’azienda che organizza i propri eventi badando esclusivamente al conto economico mostra di non capire di avere a che fare con una forma di pubblicità: gli eventi non sono né travel né gite turistiche, bensì moderni metodi di affinamento o costruzione di brand awareness.
Questo è il messaggio che vorrei lanciare.