13 Settembre 2008
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Notizie -
Rassegna Stampa
FONTE: www.corriere.it - Domenica 14 Settembre 2008
di Jacomella Gabriela
Presenze e bilanci.
Il presidente di Confturismo e Federalberghi: molti hotel hanno scelto di tagliare i prezzi del 30-40 per cento.
Bernabò Bocca: dimezzati i turisti americani per il cambio sfavorevole. Ora serve un piano di rilancio.
MILANO - Certo, alla fine di settembre mancano ancora un paio di settimane, e c' è tempo - forse - per sperare in un colpo di coda. «Adesso, del resto, la vacanza costa di meno; e mentre quest' anno ad agosto le città non hanno mai chiuso, può darsi che questi giorni ci aiutino a recuperare. Ma purtroppo non servirà granché».
Tempo di bilanci per il settore turistico italiano, e Bernabò Bocca, presidente di Confturismo e Federalberghi, non nasconde la preoccupazione.
«Il momento è difficile, per tutto il turismo europeo.
L' euro è molto forte, e questo è l' elemento principale; fino a quando avevamo un cambio accettabile con dollaro e yen, gli altri problemi restavano nascosti. Ora, invece, sono riemersi tutti».
I numeri non sono rassicuranti. «Calo del 10% a livello di presenze, con picchi del 15% per le città d' arte.
E quando a Firenze o a Venezia viene a mancare il flusso del turismo nordamericano (negli ultimi mesi, diminuito anche del 40-50%), purtroppo parliamo di un calo soprattutto sugli alberghi di alto livello.
Al contrario, quest' anno si è registrato un boom per i campeggi, i bed & breakfast, in generale quello che costa poco pur fornendo un servizio inferiore».
Dati negativi, che potrebbero celare una realtà peggiore: «La paura è che se parlassimo di fatturato registreremmo un calo superiore.
Perché molti alberghi pur di occupare le camere hanno calato i prezzi del 30, 40%».
Il quadro è sconfortante, ma fortunatamente non generalizzato: «Sono le città d' arte ad avere sofferto di più, mentre sul mare il calo si attesta intorno al 5%. Il turismo europeo ed italiano, per contro, ha piuttosto tenuto (il calo tra gli italiani è stato del 4-5%, ma non c' è stata la "fuga" verso l' estero); e alcuni mercati, come quello russo, stanno andando bene.
Tutto questo, sommato alla tendenza di un "ritorno alla normalità" sul mercato valutario, fa ben sperare per il 2009.
Certo, l' autunno 2008 è perso; tra l' altro, storicamente gli americani, nell' anno delle elezioni, viaggiano di meno.



