14 Maggio 2010
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Manuel Olivero

Camminando per Roma, la nostra capitale, sempre nella Zona Sud, ho continuato ad alzare lo sguardo al cielo. Continuo ad imbattermi nei bellissimi pappagalli di cui abbiamo insieme già parlato.
La primavera a Roma stenta ad imporre la sua legge, ma durante l'ora di pranzo la sonnolenza della dolce stagione si fa sentire, malgrado il fresco atipico delle ore mattutine e serali. Qualcuno dice sia colpa della nuvola di polveri dell'impronunciabile vulcano islandese che sta gettando nell'atmosfera di mezza e più Europa. Nel seguire la parabola di uno degli ormai tanti colorati volatili, lo sguardo si è perso nel cielo. Lo sguardo si è perso fra le nuvole e fra i chiaro scuri del sole che gioca a nascondino. La nuvola di polveri, ammesso ci sia, non si vede. Ma le nuvole bianche o un po' più scure offrono un bellissimo spettacolo sul laghetto dell'EUR. Imbambolato resto a contemplare questo candore. Con lo sguardo perso nel vuoto mi risveglia qualche fastidioso polline negli occhi. Con tutte queste nuvole, bianche, scure, di polvere, magari c'è spazio per un'altra nuvola. La Nuvola di Fuksas. La primavera infonde voglia e rinnovate fantasie. La luce risveglia il corpo. E la speranza di una Roma all'avanguardia nell'organizzazione di eventi torna a pervadere la mia testa. Questa speranza mi culla e proprio la mia testa, fra un morso ad panino e un sorso d'acqua, si perde di nuovo fra le nuvole...


