21 Settembre 2011

Green Meeting? NO, please!

Scritto da Maria Cristina Terenzio, Nella categoria Focus on Green ed altri colori, Blogs, Green Meeting

Green Meeting? NO, please!

A me il colore verde non è mai piaciuto. Era il pastello a cera meno consumato della mia scatola di colori. Un colore superfluo, potevo disegnare bene utilizzando il blu ed il giallo. Potevo ignorarlo, nonostante fosse sempre presente in ogni confezione.

Oggi, da professionista, mi trovo alle prese con i "Green Meeting" , di nuovo un pastello verde, per di più di "marca" sconosciuta.
Come lo chiamiamo? Eco-Meeting, Evento sostenibile, Evento Green, Meeting Eco-Friendly, Convegno Ecologico, Green Convention ......
Ma ci si può fidare di un "qualcosa" che non ha neanche un nome o che forse ne ha anche troppi? Continuiamo a disegnare Meeting, Incentive Travel, Convention e Congressi come abbiamo sempre fatto, senza creare confusione.
Il nome non è cosa da poco, mi ricordo per quanto tempo si è disquisito su come chiamare il nostro settore operativo prima di trovarci tutti d'accordo su Meeting Industry.

In questo caso è però il contenuto che fa la differenza, non il nome.
I miei Clienti non hanno mai elencato tra i loro obiettivi quello della sostenibilità, ed io mi guardo bene dal proporre un approccio green al loro evento: non saprei come e cosa fare e non sono questi i tempi per informarsi e formarsi. I problemi da affrontare sono altri e tanti: la crisi, la ricerca di nuovi clienti, i creditori, il personale ...

Mai dire mai, però vorrei un buon motivo per cominciare a proporre i "Green Meeting".
Sono un trend? Ho i miei dubbi dato che se ne parla da troppi anni e siamo sempre ai blocchi di partenza.
Possiamo ridurre i costi e far risparmiare il cliente? Non ne sono certa, e forse sarà capitato anche a voi di prestare attenzione all'utilizzo degli asciugamani durante un soggiorno in albergo per contribuire al risparmio di acqua e detergenti senza poi averne alcun ritorno.
Ne beneficia l'ambiente? Sono una Baby Boomer, come molti miei amici e colleghi, di certo non vivrò fino al 2050 per vedere come sarà ridotto questo nostro Pianeta: non è un mio problema.

Ho solo un dubbio: "Perché il colore verde comincia silenziosamente ad apparire su molti siti web? Posso continuare ad ignorare il fenomeno?"

A me non è mai piaciuto il colore verde, ma con l'esperienza ho capito che per risparmiare era meglio consumare un colore piuttosto che due ed il risultato era migliore.

A me piace tantissimo il colore "GREEN",
perché so quante sfumature può avere.

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L'Autore

Maria Cristina Terenzio

Co-founder at and Member of GMIC Italia Chapter (Green Meeting Industry Council Italia Chapter)
Former Vice President Education of MPI Italia Chapter (Consultant in Sustainable Meetings and Events Organisation - Trainer in Cross-Cultural Communication)

Vive a Roma da sempre, ma il suo lavoro l'ha portata a viaggiare in tanti mondi. Ha studiato lingue e comunicazione interculturale, ma da brava lettrice compulsiva qual è continua a studiare. Più di trent'anni nel turismo e nell'Industria degli eventi e non ha ancora smesso di imparare. La sua parola d'ordine è innovazione. Introdurre principi e pratiche di sostenibilità ed anche promuovere l'uso dei Social Media nella Meeting Industry sono le sue nuove sfide. Ha contribuito a fondare il capitolo italiano del GMIC - Green Meeting Industry Council. Da anni si occupa di formazione ed è membro del Corpo Docenti di Federcongressi&Eventi.
Specializzazioni: Event e Meeting Planning, Pianificazione ed Organizzazione di Eventi Sostenibili, Social Media, SMM, Personal Branding. Comunicazione Interculturale. Così dicono.

Commenti (6)

  • Maddalena Brunasti
    22 Settembre 2011 at 09:09 |

    Anch'io non ho mai saputo "scegliere" un colore preferito!!!
    E sono pienamente d'accordo: GREEN oggi è una "parola d'ordine", dai toni un po' ideologici, che rischiano di cadere nel demagogico. Con la tua acuta osservazione, cara Maria Cristina, mi sono tornati in mente termini come "guerra fredda" e "autunno caldo" in voga ai tempi della nostra gioventù...
    NOI, oggi oltre gli anta, una generazione che si è "scottata" e "bruciata", ma ha prodotto molto, come la sensibilità ecologica, GREEN. E oggi, con la saggezza dell'esperienza, TU-NOI ravvisiamo i rischi e limiti delle semplificazioni lapidarie...
    Tra le idee che - confusamente - si fanno spazio nel caos mediatico, la tua "spicca", e forse coglie riscontro in una proposta: LICET, indicatore di valori, misura "integrata-comprensiva" di L-marrone (Legame con il territorio) + I-giallo (Innovazione e miglioramenti)+ C-rosso (Competitività e correttezza) + E-verde (Eco-sostenibilità) + T-blu (Tutela sicurezza e salute delle persone).

  • Dale Hudson
    Dale Hudson
    22 Settembre 2011 at 10:41 |

    I believe when we view sustainability through the lens of the of the Natural Step and the Triple Bottom line – social, economic and environmental - we are in a much better position to start or continue our journey. We are then armed with the real facts. I do not think colour has anything to do with it and if it did, I’m guessing I would be on the same page as you, green not being my favourite colour! It all boils down to what is possible, what can we do for the best and measure it as best we can…. There are so many places out there for help, to begin the journey and I also think it can be done slowly – one step at a time. The pressure can be so great, that many just to not begin and that is a real shame. For education and webinars – try GMIC - www.greenmeetings.info/ also should you be attending IMEX in the US or Frankfurt, they have an area on the show floor dedicated to the education of this subject.

  • Maria Cristina Terenzio
    Maria Cristina Terenzio
    23 Settembre 2011 at 08:46 |

    Cara Maddalena, come primo commento al primo post del mio primo blog (terribile!) non avrei potuto desiderare di meglio.
    La sensibilità ecologica può forse appartenere alla sfera personale ma semplificare il concetto di GREEN, valori e pratiche,ed etichettarlo è di certo una scelta ideologica per metterlo all'angolo. Quante volte poi,come donna, sono vista come una "suffragetta del GREEN".
    La sostenibilità non è più una scelta, è l'oggi, è la realtà.
    LICET, straordinaria intuizione che riprenderò citandoti, perché sono proprio quelli i colori di cui parlerò.
    Ho visto che vivi in un angolo d'Italia dove il legame con il territorio è molto forte e dove penso che natura ed uomo possano ancora dialogare.
    GRAZIE

  • Maria Cristina Terenzio
    Maria Cristina Terenzio
    24 Settembre 2011 at 10:41 |

    Dear Dale, I totally agree with you. The Triple Bottom Line and the Natural Step framework are the right approach to sustainability. My Blog's title is just an unusaul funny way to recall the many shades of GREEN, i.e. not only environment but also human rights, responsible management, ethical consumerism... My post is an ironic, maybe cynical but real portrait of some Italian eventprofs talking about Green Meetings.I know GMIC, I was a proud co-founder of the Italian Chapter and I am daily committed to informing and engaging in sustainability. Yes daily, more than 1.350 posts on "Green" in the last months through LinkedIn and Twitter and much much more. I appreciate your sincere comment and THANK YOU SO MUCH to you, Dale, and to all Members of the Board: you inspire me. I will be honoured to have you as an attentive and critical reader in the future.
    Hope to meet you at the next "fresh" dinner, as last year.
    Last but not the least : on my Twitter profile you will find a photo of GMIC's Booth at Imex2011 (author Andrew Walker "The Green Reporter" as I call my friend)

  • Norman Cescut
    26 Settembre 2011 at 08:30 |

    Cara Cristina, l'ironia può essere un ottimo strumento, come altri, per avvicinare a quella cosa oscura a molti, chiamata "sostenibilità". Ricordi il video a cartoni animati che hai postato la scorsa settimana? Ecco, appunto.
    Anche a me piace la definizione di Licet e sarebbe fantastico si riuscisse a completare di definizioni l'intero arcobaleno, se non oltre. La tua metafora con i colori a cera mi ha riportato a ricordi lontani, grazie.
    Difficile vero parlare di questi temi. Penso sia un fatto culturale, di mentalità e senso civico.
    La sostenibilità è oggi ed è il futuro, hai ragione, perchè "non c'è alternativa" ma, spero di riuscirmi a spiegare bene, la sostenibilità è anche il passato. Nel senso che se noi umani, non avessimo contaminato ed in parte già distrutto il mondo, ma ci fossimo sempre comportati come stiamo cercando di fare ora, sicuramente ora non avremmo bisogno di correre ai ripari. Chiamiamo sostenibilità quello che dovrebbe essere la normale vita o routine quotidiana di ognuno di noi. Quindi aiutarsi con i colori e/o con le definizioni forse ci può aiutare a rendere più piacevole questo cammino ma soprattutto a nascondere meglio i nostri errori passati.
    La meeting industry? Un bel dilemma! Stiamo pensando anche noi di organizzare un evento e troviamo molte difficoltà nel dipingerlo di "Licet"...
    Anche nel mio settore specifico, c'è molta indifferenza ed approsimazione; ecco perchè l'attività di DESITA ed ECOFFEE si fa sempre più avvincente. Spero, in tal proposito, di darti buone nuove al più presto.

  • Midori Connolly
    28 Settembre 2011 at 23:54 |

    Congratulations on the launch of your new blog! I'm sorry I don't speak Italian so I could have the pleasure of reading it...
    However, it is so encouraging to see that the message of sustainability transcends language and culture and that we all want to do more in the meetings industry.
    Warmly,
    Midori Connolly

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