05 Ottobre 2011
Precisazioni doverose -1: la Carbon Footprint
Oggi, sempre più spesso, si sente parlare di “eventi a impatto zero”, di “green meeting”, di “concerti a zero emissioni di CO2”, di “convegni ecologici”, di “eco-eventi”… insomma, chi più ne ha più ne metta!
Evitando di entrare nel merito di tali definizioni, e quindi di discutere del fatto che sia in realtà impossibile realizzare una qualsivoglia forma di evento a “impatto zero” o a “zero emissioni”, cerchiamo di capire come si valuta l’impatto di un evento. O meglio, qual è l’indicatore largamente impiegato a tal fine e qual è il suo vero significato, perché anche su questo, forse, c’è bisogno di chiarezza.
Occorre come prima cosa specificare che l’impatto di un evento sull’ambiente ha una natura molteplice, interessa cioè diverse componenti ambientali e, quindi, che le emissioni in atmosfera rappresentano una sola delle sue diverse sfaccettature. In altre parole, le emissioni di CO2 di cui si sente tanto parlare, sono rappresentative solamente dell’impatto di alcuni aspetti dell’evento: il consumo di acqua potabile, evidentemente, non può certo essere quantificato in chilogrammi, o tonnellate, di anidride carbonica! Va poi precisato che parlare di emissioni di CO2 non è propriamente corretto, infatti l’indicatore a cui si ricorre (o si dovrebbe ricorrere) è la Carbon Footprint (CF), ovvero le emissioni equivalenti di CO2. Cerchiamo, come si è detto, di fare chiarezza.
Le attività che compiamo quotidianamente, così come quelle messe in atto in fase di organizzazione di un evento – quali ad esempio l’utilizzo di apparecchiature elettroniche (TV, PC, etc.) o di mezzi di trasporto – sono responsabili dell’emissione in atmosfera di diversi gas ad effetto serra (GHG). Ognuno di questi gas, in un determinato arco temporale di riferimento, ha una propria capacità di contribuire ai cambiamenti climatici, il cosiddetto Global Warming Potential (GWP). La CF non è altro che la somma di tutte le emissioni dirette o indirette generate da una specifica attività espressa in unità di peso di CO2 equivalente (CO2eq), tenendo conto del potere climalterante (di norma si assume il GWP a 100 anni) di ciascun gas preso in considerazione. Così, ad esempio, sapendo che il GWP100 del Metano (CH4) è pari a 25 (IPCC, 2007) , supponendo che una qualsiasi attività abbia generato l’emissione in atmosfera di 1 kg di CO2 e di 1 kg di CH4, la sua CF non è pari ad 1 kg di CO2, ma piuttosto a 26 kg di CO2eq:

Concludendo, possiamo dire che si dovrebbe parlare di “eventi a basso impatto ambientale” o di “eventi con impronta di carbonio ridotta” (nonostante questi termini siano molto meno affascinanti di quelli ad oggi molto in voga), anche perché vedremo che la pratica comunemente adottata per annullare le emissioni, ovvero la neutralizzazione delle stesse in un ottica di pensiero “inquino tanto compenso”, può di per sé risultare tutt’altro che priva di impatto!
- Tags: Eco Sostenibilità, Green Meeting



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